Le compagnie non pubblicano listini: il prezzo di una polizza crediti si conosce solo a preventivo, perché viene tarato sul portafoglio clienti di chi la sottoscrive. Chi vuole capire quanto costa un’assicurazione crediti prima di chiedere quotazioni può però ragionare su parametri resi pubblici da compagnie e broker: il premio si calcola come percentuale del fatturato assicurabile — spesso espressa in “per mille” — e le fonti di mercato collocano i tassi tipici tra lo 0,2% e l’1% delle vendite a credito, con punte superiori per i profili più rischiosi. Al tasso si sommano poi voci meno visibili, come i costi di istruttoria dei fidi, i premi minimi e gli scoperti. Qui i numeri verificati e un conto realistico per una PMI da 5 milioni di fatturato; per il quadro complessivo dello strumento rimandiamo alla guida su come l’assicurazione dei crediti commerciali protegge dall’insolvenza dei clienti.
Quanto costa l’assicurazione crediti: il tasso sul fatturato assicurabile
Il premio annuo non si calcola sul fatturato totale, ma sul fatturato assicurabile: le sole vendite a credito verso altre imprese, al netto di incassi anticipati, vendite a privati consumatori e clienti che si sceglie di escludere dalla copertura. È la stessa Allianz Trade a descrivere il meccanismo: si parte dal fatturato assicurabile e si applica un tasso che tiene conto di settore merceologico, paesi di destinazione e durata del rischio, cioè delle dilazioni di pagamento concesse.
Sui valori, le fonti convergono. Allianz Trade dichiara che il premio “si attesta su valori inferiori all’1% delle vendite a credito”. La società di informazioni commerciali Pouey indica un intervallo medio dallo 0,2% all’1% del fatturato assicurato: su un milione di euro di crediti protetti, tra 2.000 e 10.000 euro l’anno. Il portale MioAssicuratore allarga la forchetta: per portafogli molto rischiosi il tasso può superare l’1%, fino a qualche punto percentuale.
Tradotto in per mille, il linguaggio che si ritrova nelle quotazioni: la maggior parte delle PMI con un portafoglio ordinato riceve proposte tra il 2 e il 10 per mille del fatturato assicurabile. Un tasso del 3 per mille su 4 milioni di vendite a credito vale 12.000 euro l’anno. È il primo numero da portare al tavolo, perché il tasso si negozia anche sul perimetro del fatturato da coprire.
Istruttoria fidi, premi minimi e scoperti: le voci che il tasso non mostra
Il premio è la voce principale, non l’unica. La prima da mettere a budget sono i costi di istruttoria e monitoraggio dei fidi: per ogni cliente che si vuole assicurare, la compagnia valuta la solvibilità e delibera un fido, cioè l’esposizione massima coperta su quel nominativo. Il servizio si paga per singola posizione: il broker CreArea indica costi di valutazione a partire da 10 euro per cliente, da moltiplicare per il numero di debitori in portafoglio e rinnovare nel tempo.
C’è poi il premio minimo: le polizze prevedono un importo dovuto comunque, anche se il fatturato consuntivo risulta inferiore a quello dichiarato in fase di quotazione. Su perimetri ridotti di clienti il minimo può pesare più del tasso: va chiesto esplicitamente in fase di preventivo.
Infine, la copertura non è mai integrale. Le polizze operano con uno scoperto obbligatorio: la percentuale di indennizzo tipica è tra l’80% e il 90% dell’importo a fido, come riportano i broker specializzati Pico Adviser e CreArea. Su un insoluto da 100.000 euro coperto al 90%, l’azienda incassa 90.000 euro e trattiene in proprio i 10.000 di scoperto. Alcuni contratti aggiungono franchigie fisse per sinistro o soglie minime sotto le quali il danno resta interamente a carico dell’assicurato. Non compare in fattura, ma incide sul valore reale della protezione quanto il tasso.
Quanto alle leve che muovono il prezzo, i fattori ricorrenti nelle quotazioni sono quattro. Il settore: comparti con storici di insolvenza elevati (edilizia, alcune filiere della distribuzione) pagano tassi più alti della meccanica di precisione. La concentrazione del portafoglio: dieci clienti che valgono l’80% del fatturato costano più di cento clienti frazionati, perché il singolo default pesa di più. Lo storico degli insoluti: chi documenta perdite su crediti contenute negli ultimi esercizi ottiene condizioni migliori. E la quota di fatturato assicurata: coprire l’intero giro d’affari a credito diluisce il rischio e abbassa il tasso, mentre selezionare solo i clienti più esposti porta la compagnia ad alzare il prezzo, perché si troverebbe in portafoglio solo il rischio peggiore.
Il conto per una PMI da 5 milioni di fatturato
Un esempio dichiaratamente costruito, basato sui range pubblicati dalle fonti citate e non su una quotazione reale. Prendiamo una PMI manifatturiera con 5 milioni di fatturato, di cui 4 milioni assicurabili (vendite B2B a credito, esclusi incassi anticipati e vendite occasionali), una sessantina di clienti attivi senza concentrazioni anomale e uno storico di insoluti fisiologico.
Applicando l’intervallo 0,2%-0,5%, la fascia in cui ricade tipicamente un profilo di questo tipo, il premio annuo si colloca tra 8.000 e 20.000 euro; con un tasso centrale del 3 per mille, 12.000 euro. L’istruttoria e il monitoraggio dei fidi su 60 posizioni, a un costo medio di 15 euro l’una, aggiungono circa 900 euro l’anno. Il totale si aggira quindi sui 13.000 euro annui, pari allo 0,26% del fatturato complessivo, frazionabili in rate trimestrali o semestrali come previsto dalla gran parte dei contratti.
Il termine di paragone corretto non è zero, ma il costo del rischio che la polizza sostituisce: con una copertura al 90%, un solo insoluto da 150.000 euro genererebbe un indennizzo di 135.000 euro, dieci volte il premio annuo. Il confronto va fatto con le perdite su crediti medie degli ultimi cinque esercizi, non con l’anno migliore.
Come confrontare Allianz Trade, Coface e SACE BT
Il mercato italiano dell’assicurazione crediti ruota attorno a tre operatori principali: Allianz Trade (già Euler Hermes), Coface e SACE BT, ai quali si affianca Atradius. Nessuno pubblica tariffe, tutti quotano su domanda; Allianz Trade mette a disposizione un calcolatore online che restituisce una stima non vincolante a partire da fatturato a credito e settore, utile come primo riferimento.
Il confronto serio si imposta chiedendo le quotazioni sulla stessa base: identico perimetro di fatturato assicurabile, stessi paesi, stesse dilazioni dichiarate. Poi si confrontano, oltre al tasso, cinque elementi che spostano il valore della copertura più del prezzo: i fidi effettivamente deliberati sui dieci clienti principali (un tasso basso con fidi tagliati alla metà dell’esposizione reale è una copertura a metà), la percentuale di indennizzo e le franchigie, il premio minimo, i costi di istruttoria e i tempi di indennizzo dal sinistro. Conviene infine verificare le clausole di riduzione o revoca dei fidi in corso d’anno, perché è lì che le polizze si differenziano quando il ciclo economico peggiora. Un broker specializzato in credito può gestire la gara tra le tre compagnie senza costi diretti aggiuntivi, essendo remunerato su base provvigionale; l’importante è pretendere il confronto scritto voce per voce, non il solo tasso finale.
Domande frequenti
Quanto costa in media un’assicurazione crediti per una PMI?
Il premio annuo si colloca in media tra lo 0,2% e l’1% del fatturato assicurabile, secondo i range pubblicati da operatori e broker del settore. Per una PMI con 4 milioni di vendite a credito significa indicativamente tra 8.000 e 40.000 euro l’anno, con la fascia bassa riservata a portafogli frazionati, settori a rischio contenuto e storici di insoluti puliti.
Il premio si calcola su tutto il fatturato aziendale?
No, il premio si applica solo al fatturato assicurabile: le vendite a credito verso altre imprese, escluse le vendite a privati, gli incassi anticipati e i clienti non inseriti in copertura. Per questo due aziende con lo stesso fatturato totale possono pagare premi molto diversi: conta quanto giro d’affari viaggia effettivamente a credito e su quali nominativi.
Oltre al premio ci sono altri costi da considerare?
Sì, tre voci principali: i costi di istruttoria e monitoraggio dei fidi, indicati dai broker a partire da circa 10 euro per cliente valutato; il premio minimo dovuto anche se il fatturato consuntivo è inferiore al dichiarato; e lo scoperto obbligatorio, perché l’indennizzo copre in genere l’80-90% del credito e la parte restante rimane a carico dell’azienda.
Si può assicurare solo una parte dei clienti per spendere meno?
Si può, ma raramente conviene: selezionando solo i clienti più rischiosi si consegna alla compagnia un portafoglio sbilanciato, e il tasso sale di conseguenza. Le condizioni migliori si ottengono assicurando l’intero fatturato a credito o un perimetro ampio e omogeneo, ad esempio una divisione o un mercato estero, che permetta alla compagnia di diluire il rischio.
Il preventivo online di una compagnia è affidabile?
È un punto di partenza, non una quotazione: le stime dei calcolatori online, come quello di Allianz Trade, si basano su fatturato a credito e settore e non hanno valore vincolante. Il prezzo reale arriva dopo l’analisi del portafoglio clienti, dello storico insoluti e delle dilazioni praticate, e può discostarsi sensibilmente dalla stima iniziale in entrambe le direzioni.