Un candidato che ha fissato un colloquio con la vostra PMI, prima di presentarsi, quasi certamente digiterà il nome dell’azienda su Google e leggerà cosa scrivono dipendenti ed ex dipendenti. Le recensioni sull’azienda vivono su tre piattaforme con logiche diverse: Glassdoor e Indeed raccolgono i giudizi di chi ci ha lavorato, Google Business Profile quelli dei clienti. Chi le confonde commette errori concreti, come segnalare a Google una recensione che andava contestata su Glassdoor. Conviene quindi capire come funziona ciascuna piattaforma, cosa si può ottenere davvero in termini di rimozione e cosa la legge italiana permette e vieta di fare.
Come funzionano le recensioni sull’azienda: chi scrive e chi modera
Glassdoor è la piattaforma di riferimento per le recensioni dei datori di lavoro. Pubblicano dipendenti attuali ed ex dipendenti, in forma anonima: il centro assistenza precisa che ogni utente può lasciare una recensione per azienda all’anno e che ogni contenuto passa da una moderazione, automatica e umana, prima della pubblicazione. Il datore non può far cancellare una recensione perché non gli piace: può contestarla segnalando una violazione delle linee guida della community, ad esempio insulti, dati riservati, accuse a persone identificabili. Glassdoor dichiara la propria neutralità: se la recensione rispetta le regole, resta online, per quanto severa sia.
Indeed funziona in modo simile con le recensioni aziendali, scritte da chi lavora o ha lavorato in azienda e pubblicate accanto agli annunci. Le linee guida vietano contenuti offensivi, falsi o che rivelino informazioni personali; l’azienda che ha rivendicato la propria Company Page può rispondere pubblicamente e segnalare le recensioni che ritiene in violazione. Anche qui la segnalazione avvia una verifica rispetto alle policy, non una rimozione su richiesta: una recensione negativa ma legittima non viene toccata.
Google Business Profile è il caso a parte. Le recensioni di Google nascono per raccontare esperienze di clienti, non rapporti di lavoro: le norme sui contenuti vietano spam, contenuti fuori tema e conflitto di interessi, categoria in cui rientra chi recensisce il proprio datore di lavoro attuale o passato. Una recensione lasciata da un ex dipendente sul profilo Google dell’azienda è quindi segnalabile con buone probabilità di rimozione, proprio perché fuori contesto. Google però lo scrive chiaramente nella guida per i commercianti: non va segnalata una recensione solo perché è negativa o perché non si è d’accordo; vengono rimosse soltanto quelle che violano le norme.
Il punto pratico da fissare è questo: su nessuna delle tre piattaforme esiste un pulsante “rimuovi recensione negativa”. Esiste una procedura di segnalazione per violazione delle regole, che funziona quando la violazione c’è davvero e si sa indicarla con precisione.
Rispondere alle recensioni negative senza peggiorare le cose
La risposta pubblica è letta soprattutto dai terzi: candidati e clienti la useranno per giudicare come trattate le persone quando qualcosa va storto. Una buona risposta ringrazia, riconosce ciò che di vero c’è nella critica, corregge con i fatti ciò che è impreciso e sposta il confronto su un canale privato, senza discutere in pubblico i dettagli del singolo rapporto di lavoro.
Un esempio di risposta ben scritta a un ex dipendente che lamenta straordinari non riconosciuti e scarsa crescita:
“Grazie per il tempo dedicato a questa recensione. Sul tema dei carichi di lavoro ha ragione: nel 2025 due commesse sovrapposte hanno messo sotto pressione il reparto, e da gennaio abbiamo introdotto la banca ore e una figura in più in produzione. Sui percorsi di crescita la fotografia che dà non corrisponde a quella attuale: abbiamo formalizzato piani di sviluppo annuali per tutti i ruoli tecnici. Se vuole approfondire, può scrivere a hr@azienda.it: ci interessa il suo punto di vista.”
E una da evitare, purtroppo frequente:
“Recensione totalmente falsa, scritta da una persona licenziata per scarso rendimento che ora cerca vendetta. Chi ci conosce sa come lavoriamo. Abbiamo già passato il caso al nostro avvocato.”
La seconda risposta commette tre errori in una volta: lascia intuire identità e dati di un ex dipendente, esponendo l’azienda a problemi di privacy; conferma al lettore proprio il clima che la recensione denunciava; e la minaccia legale pubblica scoraggia i candidati e può ritorcersi contro se non si concretizza. Regola operativa: mai rispondere il giorno stesso, mai far rispondere la persona chiamata in causa, e fissare un tono aziendale unico per tutte le risposte.
Cosa è lecito fare in Italia e cosa costituisce illecito
Sul fronte delle recensioni dei clienti la disciplina è ormai precisa. La direttiva Omnibus (UE 2019/2161), recepita in Italia con il d.lgs. 26/2023, ha inserito nel Codice del Consumo il divieto espresso di inviare o incaricare altri di inviare false recensioni e di manipolare quelle esistenti per promuovere i propri prodotti. Comprare pacchetti di recensioni positive, far scrivere ai dipendenti giudizi entusiasti fingendosi clienti, cancellare o filtrare solo le recensioni sfavorevoli quando si dichiara di pubblicarle tutte: sono pratiche commerciali scorrette che l’AGCM può sanzionare fino a 10 milioni di euro, e l’Autorità ha già multato imprese italiane per la diffusione sistematica di recensioni false. Conta la potenzialità ingannevole della condotta, non serve dimostrare che qualcuno sia stato effettivamente danneggiato.
Le recensioni dei dipendenti su Glassdoor e Indeed non sono recensioni di consumatori, quindi la tutela Omnibus non si applica direttamente. Non sono però zona franca: orchestrare recensioni finte da parte di finti dipendenti viola le policy delle piattaforme e può rilevare come concorrenza sleale. Chiedere ai collaboratori una recensione autentica, senza pressioni, senza incentivi condizionati al contenuto e senza suggerire il testo, è invece legittimo ed è la strada corretta per bilanciare qualche giudizio negativo isolato.
Sul versante opposto, il datore ha tutele quando la recensione supera il limite della critica. La giurisprudenza distingue tra opinione, per quanto dura (“ambiente caotico, management assente”), e attribuzione di fatti falsi e disonorevoli (“non pagano i contributi”): la prima è espressione lecita, la seconda può integrare diffamazione ai sensi dell’art. 595 del codice penale, con l’aggravante del mezzo di pubblicità, oltre al risarcimento civile. In questi casi la sequenza sensata è salvare la prova con uno screenshot datato, segnalare alla piattaforma la violazione delle linee guida e, se il contenuto è oggettivamente falso e dannoso, valutare con un legale diffida o querela. Farlo per una recensione semplicemente critica è quasi sempre tempo e denaro sprecati.
Trasformare il monitoraggio delle recensioni in employer branding
Un’azienda che risponde con equilibrio a tutte le recensioni, comprese le peggiori, fa employer branding a costo zero davanti al pubblico che più le interessa: chi sta decidendo se candidarsi. Il monitoraggio serio richiede poco: un responsabile unico delle risposte, un controllo settimanale di Glassdoor, Indeed e Google, e l’abitudine di portare in direzione i temi ricorrenti. Se tre recensioni in sei mesi citano gli stessi problemi di onboarding, il dato vale quanto una survey interna e costa molto meno. Alcune PMI riportano estratti delle recensioni nelle pagine “lavora con noi”, scelta efficace perché il giudizio arriva da una fonte che il candidato considera indipendente. Le recensioni restano comunque solo uno dei fronti dell’immagine aziendale: per il quadro completo, dai social alla gestione delle crisi, il punto di partenza è la guida alla reputazione online del datore di lavoro.
Domande frequenti
Si può far rimuovere una recensione negativa da Glassdoor o Indeed?
No, non per il solo fatto che è negativa. Entrambe le piattaforme rimuovono una recensione soltanto se viola le rispettive linee guida: insulti, dati riservati, accuse a persone identificabili, contenuti falsi o estranei all’esperienza di lavoro. Il datore può segnalarla dal proprio account aziendale indicando la violazione specifica; la piattaforma la verifica e decide. Una critica dura ma regolare resta pubblicata.
Un ex dipendente può lasciare una recensione sul profilo Google dell’azienda?
Le recensioni di Google Business Profile sono pensate per le esperienze dei clienti, e le norme sui contenuti vietano il conflitto di interessi, in cui rientra chi recensisce il proprio datore di lavoro attuale o passato. Una recensione di un ex dipendente è quindi segnalabile dal profilo aziendale come violazione delle norme, con concrete possibilità di rimozione dopo la verifica di Google.
È legale chiedere ai dipendenti di scrivere recensioni positive sull’azienda?
Sì, se la richiesta è un invito libero a raccontare la propria esperienza reale, senza suggerire contenuti, senza pressioni e senza premi legati al tono della recensione. Diventa illecito, o comunque vietato dalle piattaforme, far scrivere recensioni false, fingere che i dipendenti siano clienti o comprare recensioni: per quelle rivolte ai consumatori è una pratica commerciale scorretta sanzionabile dall’AGCM.
Quando una recensione sul datore di lavoro diventa diffamazione?
Quando attribuisce all’azienda o a persone riconoscibili fatti specifici, falsi e lesivi della reputazione, come irregolarità contributive o comportamenti illeciti mai avvenuti. L’opinione critica, anche molto severa, sul clima o sull’organizzazione resta invece lecita. Nei casi di possibile diffamazione conviene salvare la prova, segnalare il contenuto alla piattaforma e valutare con un legale diffida o querela.