La scelta tra SRL o SRLS si gioca quasi tutta su un numero: i circa 2.000-3.000 euro di onorario notarile che la versione semplificata permette di non pagare. Per il resto, le due forme sono la stessa società: identica responsabilità limitata, identica tassazione (IRES al 24% più IRAP), identici obblighi contabili. Eppure quel risparmio ha contropartite precise — uno statuto bloccato per legge, un capitale che le banche leggono come un segnale — e chi le scopre tardi finisce per pagare dal notaio, con gli interessi, ciò che aveva risparmiato.
SRL o SRLS: i costi di costituzione a confronto
La differenza di spesa alla partenza è netta e dipende da due agevolazioni che la legge (art. 3 del D.L. 1/2012) riserva alla semplificata: l’atto notarile senza onorario, a condizione di adottare il modello standard, e l’esenzione da imposta di bollo e diritti di segreteria. Restano dovute l’imposta di registro e le spese vive di avvio. Ecco il confronto sui costi una tantum, con le cifre verificate sui tariffari notarili 2026:
| Voce di costo | SRLS | SRL ordinaria |
|---|---|---|
| Onorario notarile (+ IVA) | Non dovuto (atto standard, soci persone fisiche) | 1.500-3.000 € + IVA |
| Imposta di registro | 200 € | 200 € |
| Imposta di bollo e diritti di segreteria | Esente | 250-280 € circa |
| Diritti camerali e primo diritto annuale CCIAA | 120 € circa | 120 € circa |
| Spese accessorie (PEC, libri sociali, firma digitale) | 30-100 € circa | 30-100 € circa |
| Totale indicativo | ≈ 320-630 € | ≈ 2.600-4.400 € |
C’è poi il capitale sociale, che non è un costo ma un vincolo: la SRLS ammette un capitale tra 1 e 9.999,99 euro, da versare interamente in denaro alla firma; la SRL parte da 10.000 euro, di cui almeno il 25% versato subito (il 100% se il socio è unico). Sulla carta il capitale a 1 euro sembra un vantaggio. Nella pratica è il primo elemento che una banca guarda quando valuta un fido, e che un fornitore verifica in visura prima di concedere pagamenti a 60 giorni: una società con 500 euro di capitale comunica che i soci non hanno messo nulla a rischio, e ottiene credito solo dietro garanzie personali, che di fatto svuotano il beneficio della responsabilità limitata.
Il quadro completo delle voci di spesa e delle tempistiche per ogni forma societaria è nella guida ai costi e ai tempi di costituzione di una società, che conviene leggere prima di fissare l’appuntamento dal notaio.
Lo statuto standard: il limite vero della SRLS
Il risparmio notarile ha una condizione che molti sottovalutano: la SRLS deve adottare il modello standard di atto costitutivo approvato con il D.M. 138/2012, e quel modello è inderogabile. Lo ha chiarito il legislatore stesso nel 2013, aggiungendo all’art. 2463-bis del Codice civile la previsione per cui le clausole del modello tipizzato non possono essere modificate: il notaio può compilare i campi (denominazione, sede, soci, quote), non aggiungere né togliere una riga.
Tradotto in pratica, in una SRLS non entrano le clausole che regolano davvero i rapporti tra soci. Niente prelazione sulla cessione delle quote: ogni socio può vendere a chi vuole, e gli altri possono ritrovarsi in società con uno sconosciuto. Niente clausole di drag along o tag along, quelle che un investitore pretende prima di mettere capitale. Niente diritti particolari ex art. 2468 c.c., quindi impossibile dare a un socio finanziatore utili maggiorati o a un socio operativo il diritto di nominare l’amministratore. Nemmeno i patti sulla governance — quorum rafforzati, materie riservate ai soci — trovano posto.
L’alternativa dei patti parasociali è un ripiego: valgono solo tra chi li firma e la loro violazione dà diritto al risarcimento, non all’annullamento della vendita. Per un socio unico lo statuto bloccato è irrilevante; per due o tre soci con apporti diversi è una bomba a orologeria.
Costi annuali di gestione: il mito della SRLS più economica
Qui va sfatata la convinzione più diffusa: dopo la costituzione, gestire una SRLS costa quanto gestire una SRL. La semplificazione riguarda solo l’atto di nascita; a regime, le due società hanno gli stessi identici adempimenti e gli stessi fornitori da pagare.
Il commercialista applica lo stesso tariffario, perché la contabilità ordinaria, le liquidazioni IVA, il bilancio da redigere in formato XBRL e la dichiarazione dei redditi sono gli stessi: in media tra 2.000 e 4.000 euro l’anno a seconda del volume di operazioni. Il diritto camerale annuale parte da circa 120 euro per entrambe. La tassa di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali è di 309,87 euro l’anno, identica, così come i circa 130 euro per il deposito del bilancio. Nessuna di queste voci conosce sconti per la forma semplificata: la parola “semplificata” non compare in nessuna norma fiscale o contabile successiva alla costituzione.
Messa in fila, la gestione ordinaria di una piccola società di capitali vale tra i 2.500 e i 4.500 euro l’anno in entrambi i casi — al dettaglio delle voci per la SRL dedicheremo un approfondimento a parte. Il punto è uno: il vantaggio economico della SRLS si esaurisce il giorno della firma. Vale circa 2.300-3.800 euro, una volta sola. Chi sceglie la semplificata pensando di risparmiare “ogni anno” decide sulla base di un dato falso.
Quando la SRLS conviene davvero e quanto costa cambiare idea
Il criterio di scelta, a questo punto, è netto. La SRLS ha senso in tre scenari: il socio unico che testa un’idea e vuole la responsabilità limitata spendendo il minimo; il progetto con budget di partenza ridotto, dove 3.000 euro dal notaio sposterebbero l’equilibrio del piano finanziario; l’attività che nei primi anni non prevede credito bancario né fornitori strategici, perché lavora con incassi immediati e costi variabili.
È invece un errore in tre casi speculari. Quando i soci sono due o più con apporti o ruoli diversi: senza prelazione, diritti particolari e clausole di uscita, il primo disaccordo serio non ha regole per essere gestito. Quando il piano prevede finanziamenti bancari significativi: il capitale simbolico costringe a garanzie personali e indebolisce ogni pratica di affidamento. Quando si cerca l’ingresso di investitori: nessun business angel o fondo sottoscrive quote di una società il cui statuto non può recepire le clausole del term sheet — la trasformazione diventa una precondizione dell’investimento, coi tempi del notaio dentro i tempi del deal.
Chi parte in SRLS non resta comunque intrappolato. Il passaggio a SRL ordinaria non è una trasformazione in senso tecnico (la SRLS è una sottospecie della SRL, partita IVA e anzianità aziendale restano invariate): serve un verbale di assemblea straordinaria dal notaio che adotti un nuovo statuto personalizzato e porti il capitale ad almeno 10.000 euro, anche usando le riserve di utili accantonati. Il costo si aggira tra 1.500 e 2.100 euro tra onorario notarile (1.200-1.800 euro), imposta di registro e diritti, oltre all’eventuale versamento per l’aumento di capitale. È la cifra che misura il vero dilemma: se già oggi sai che entro due o tre anni ti serviranno statuto su misura o capitale credibile, partire in SRLS significa pagare due atti invece di uno. Se l’orizzonte è incerto e il budget stretto, 500 euro per testare un’idea con la responsabilità limitata restano il miglior acquisto disponibile.
Domande frequenti
Quanto costa costituire una SRLS nel 2026?
Tra 320 e 630 euro circa. L’onorario del notaio non è dovuto se si adotta il modello standard e i soci sono persone fisiche; si pagano l’imposta di registro (200 euro), il diritto camerale (circa 120 euro) e le spese accessorie come PEC e libri sociali. La SRLS è inoltre esente da imposta di bollo e diritti di segreteria sull’atto costitutivo.
Quanto costa una SRLS all’anno?
Tra 2.500 e 4.500 euro circa, come una SRL ordinaria. Le voci principali sono il commercialista (2.000-4.000 euro per contabilità, bilancio e dichiarazioni), la tassa di vidimazione dei libri sociali (309,87 euro), il diritto camerale annuale (da 120 euro) e il deposito del bilancio (circa 130 euro). Nessuna di queste voci è ridotta per la forma semplificata.
Si può passare da SRLS a SRL ordinaria?
Sì, con un atto notarile di modifica statutaria: non è una trasformazione in senso tecnico, perché la SRLS è una variante della SRL, e la società conserva partita IVA e anzianità. Serve portare il capitale ad almeno 10.000 euro e adottare uno statuto personalizzato. Il costo complessivo è di circa 1.500-2.100 euro, escluso il versamento per l’aumento di capitale.
Perché lo statuto della SRLS non si può modificare?
Perché l’art. 2463-bis del Codice civile stabilisce che le clausole del modello standard approvato con il D.M. 138/2012 sono inderogabili: il notaio può solo compilarne i campi. Di conseguenza non si possono inserire clausole di prelazione, drag along, quorum rafforzati o diritti particolari dei soci. Chi ha bisogno di queste pattuizioni deve scegliere la SRL ordinaria.
La SRLS paga meno tasse della SRL?
No. La tassazione è identica: IRES al 24% sull’utile, IRAP regionale e le stesse regole IVA. Anche gli obblighi contabili coincidono, con contabilità ordinaria e bilancio annuale da depositare. L’unica differenza economica tra le due forme riguarda i costi di costituzione, dove la SRLS risparmia l’onorario notarile, l’imposta di bollo e i diritti di segreteria.