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Le principali aziende della Romagna: distretti, settori e realtà top

Quando si parla di aziende in Romagna, il primo equivoco da sciogliere riguarda la scala. Le tre province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna non ospitano i colossi da miliardi di Bologna o Modena, eppure esprimono marchi che dominano i rispettivi mercati mondiali: Technogym nelle attrezzature per il fitness, Ferretti Group negli yacht di lusso, SCM Group nelle macchine per la lavorazione del legno. Attorno a questi nomi ruota un tessuto fatto di cooperative agroalimentari di scala nazionale, catene retail nate in provincia e cresciute in tutta Italia, e un’industria turistica che da sola muove una parte rilevante dell’economia costiera. Il quadro d’insieme dice molto su come funziona la parte orientale dell’economia dell’Emilia-Romagna: meno grande industria, più specializzazioni di nicchia portate al vertice globale.

Le maggiori aziende della Romagna, provincia per provincia

La classifica Top Aziende Romagna, pubblicata ogni anno dal Resto del Carlino sui bilanci delle imprese delle tre province, restituisce una gerarchia abbastanza stabile. In testa c’è Unieuro, la catena di elettronica di consumo con sede a Forlì, seguita da Gesco, la cooperativa cesenate che costituisce il cuore del Gruppo Amadori, uno dei leader italiani delle carni avicole. Nelle prime posizioni compaiono anche il consorzio dei dettaglianti Conad, MARR di Rimini, primo operatore italiano nella distribuzione alimentare al foodservice, e Ferretti, il gruppo forlivese della nautica di lusso quotato a Milano e a Hong Kong.

Azienda Settore Sede
Unieuro Distribuzione di elettronica di consumo Forlì (FC)
Amadori (Gesco) Agroalimentare avicolo Cesena (FC)
Technogym Attrezzature fitness e wellness Cesena (FC)
Orogel Ortofrutta e surgelati (cooperativa) Cesena (FC)
Trevi Group Ingegneria del sottosuolo e fondazioni Cesena (FC)
Ferretti Group Nautica da diporto Forlì (FC)
SCM Group Macchine per la lavorazione del legno Rimini (RN)
MARR Distribuzione alimentare foodservice Rimini (RN)
Gruppo Teddy Abbigliamento retail Rimini (RN)
Caviro Vitivinicolo (cooperativa) Faenza (RA)
Terremerse Cooperazione agricola Bagnacavallo (RA)
Euro Company Frutta secca ed essiccata Russi (RA)

Cesena da sola concentra un pezzo notevole di questa lista. Oltre ad Amadori e Technogym, qui hanno sede Orogel, la cooperativa dei surgelati vegetali che nel 2024 ha superato i 372 milioni di euro di ricavi, e Trevi Group, multinazionale dell’ingegneria del sottosuolo che ha firmato interventi come il consolidamento della diga di Mosul in Iraq. Sul versante riminese, SCM Group ha chiuso bilanci sopra i 700 milioni di euro ed è stabilmente nella top ten romagnola, mentre il Gruppo Teddy presidia le vie dello shopping di mezza Europa con le insegne Terranova, Rinascimento e Calliope. In provincia di Ravenna il baricentro è cooperativo e agroalimentare: Caviro, il gruppo faentino del Tavernello, è il maggior produttore di vino italiano per volumi e ha superato i 400 milioni di fatturato; Terremerse di Bagnacavallo viaggia oltre i 270 milioni; Euro Company di Russi, specialista della frutta secca, è cresciuta fino a 161 milioni con un incremento del 16% in un solo esercizio.

I settori che tengono in piedi l’economia romagnola

L’agroalimentare è il filo che lega le tre province. Non è un caso: la Romagna è una delle capitali europee dell’ortofrutta, con un sistema cooperativo che parte dai campi e arriva alla trasformazione industriale. Apofruit e le altre cooperative del cesenate, Orogel per i surgelati, Caviro per il vino, Amadori per le carni bianche: la filiera copre ogni anello, e la forma cooperativa non è un residuo del passato ma il modello organizzativo dominante, con diverse realtà sopra i 100 milioni di ricavi.

La meccanica ha un peso meno visibile ma decisivo. SCM Group esporta in tutto il mondo macchine e componenti industriali, Trevi opera nei grandi cantieri internazionali, e attorno a loro lavora una costellazione di subfornitori specializzati. A Forlì la tradizione del mobile imbottito ha generato un campione nazionale come Poltronesofà, che della città romagnola ha mantenuto sede e regia.

Poi c’è il turismo, che in Romagna non è un settore tra gli altri: la riviera tra Rimini, Riccione, Cattolica e Cesenatico resta la più grande macchina di ospitalità balneare d’Italia, e i dati camerali più recenti la indicano come il comparto più dinamico dell’economia locale, trainato soprattutto dalla domanda estera. L’indotto va ben oltre gli alberghi: fiere e congressi a Rimini, ristorazione, balneazione, trasporti e un pezzo della stessa distribuzione alimentare, visto che MARR serve proprio il canale della ristorazione.

Dalla Wellness Valley alla nautica: le specializzazioni distrettuali

Il caso più studiato è la Wellness Valley, il distretto del benessere promosso da Nerio Alessandri, fondatore di Technogym. Non è un distretto industriale in senso classico, con centinaia di imprese dello stesso comparto concentrate in pochi chilometri: è un progetto di territorio che mette insieme aziende del fitness, sanità, università, palestre e amministrazioni per fare della Romagna un riferimento mondiale della qualità della vita. Il Sole 24 Ore ha calcolato che l’economia del benessere romagnola cresce a un ritmo pari a circa tre volte quello del Pil, segno che la specializzazione ha superato la fase di marketing territoriale per diventare un fattore economico misurabile.

La nautica racconta una traiettoria simile. Ferretti Group, con quartier generale a Forlì e cantieri distribuiti tra Romagna, Marche e Toscana, produce marchi come Riva, Pershing e CRN e ha portato la cantieristica romagnola sui mercati finanziari internazionali. Attorno alla produzione degli yacht gravitano carpenterie, arredatori navali e impiantisti che lavorano in conto terzi, secondo la logica di filiera corta tipica dei territori manifatturieri emiliano-romagnoli.

Anche il retail è una specializzazione a sé: Unieuro, Teddy e Poltronesofà sono tre catene nazionali nate in Romagna, cresciute con formule commerciali aggressive e gestione familiare o manageriale di prima generazione. Per un territorio senza grandi capitali finanziari, tre insegne di questa scala sono un’anomalia positiva che dice molto sulla vocazione commerciale locale.

I numeri dell’economia romagnola e cosa indicano per chi fa impresa

Il Rapporto sull’economia 2025 della Camera di commercio della Romagna (che copre Forlì-Cesena e Rimini, mentre Ravenna fa capo alla camera di commercio di Ferrara-Ravenna) fotografa una fase di tenuta più che di slancio: valore aggiunto in crescita dello 0,5% nel 2025, con una previsione di +0,9% per il 2026. La manifattura arranca, il commercio al dettaglio arretra, mentre turismo ed export tengono su il bilancio complessivo, con dinamiche diverse tra le due province: a Forlì-Cesena crescono export e costruzioni, a Rimini il traino è quasi tutto turistico.

Per chi valuta di aprire o spostare un’attività, la lettura pratica è questa: la Romagna premia chi si aggancia alle filiere esistenti. Fornire l’agroalimentare cooperativo, la meccanica esportatrice o l’industria dell’ospitalità significa entrare in catene del valore già rodate, con committenti solidi e radicati. Costruire da zero un’attività manifatturiera fuori dalle specializzazioni del territorio è invece più difficile qui che nell’area emiliana della regione, dove la densità industriale è maggiore. Il punto di forza resta il capitale sociale: cooperazione, associazionismo economico e rapporti corti tra imprese e istituzioni locali sono il vero vantaggio competitivo romagnolo, più di qualunque incentivo.

Domande frequenti

Quali sono le aziende più grandi della Romagna?

Le maggiori aziende romagnole per fatturato sono Unieuro (Forlì), il Gruppo Amadori con la cooperativa Gesco (Cesena), MARR (Rimini) e Ferretti Group (Forlì), seguite da SCM Group, Technogym, Orogel, Trevi Group, Gruppo Teddy e Caviro. La classifica annuale Top Aziende Romagna del Resto del Carlino le colloca stabilmente nelle prime posizioni delle tre province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna.

In quali settori è specializzata l’economia della Romagna?

L’economia romagnola si concentra su agroalimentare e ortofrutta, meccanica, nautica, wellness, retail e turismo balneare. L’agroalimentare è organizzato in grandi cooperative come Orogel, Caviro e Terremerse; la meccanica esprime multinazionali come SCM Group e Trevi; il turismo della riviera riminese resta il comparto più dinamico secondo i dati della Camera di commercio della Romagna.

Che cos’è la Wellness Valley?

La Wellness Valley è il distretto del benessere della Romagna, promosso dal fondatore di Technogym Nerio Alessandri. Riunisce imprese del fitness, strutture sanitarie, università e istituzioni locali con l’obiettivo di fare del territorio un riferimento mondiale per la qualità della vita. Secondo le analisi del Sole 24 Ore, l’economia del benessere romagnola cresce circa tre volte più velocemente del Pil.

Come va l’economia della Romagna secondo i dati più recenti?

Il Rapporto 2025 della Camera di commercio della Romagna indica una crescita del valore aggiunto dello 0,5% nel 2025 e una previsione di +0,9% per il 2026. Il turismo, spinto dalla domanda estera, è il settore più dinamico, mentre manifattura e commercio al dettaglio sono in difficoltà. L’export cresce a Forlì-Cesena e cala nel riminese.

Dove hanno sede Technogym, Amadori e Ferretti?

Technogym e Amadori hanno sede a Cesena, in provincia di Forlì-Cesena: la prima produce attrezzature per fitness e wellness, la seconda è tra i leader italiani delle carni avicole. Ferretti Group, il gruppo della nautica di lusso proprietario di marchi come Riva e Pershing, ha il quartier generale a Forlì e stabilimenti in più regioni italiane.