Una SRL costa anche da ferma: chi si chiede quanto costa una SRL all’anno deve sapere che tra commercialista, tassa sui libri sociali, diritto camerale e deposito del bilancio una società inattiva difficilmente spende meno di 1.600-2.000 euro, mentre una SRL operativa con un socio che ci lavora dentro supera facilmente i 20.000 euro tra gestione, imposte e contributi. Qui trovi le cifre 2026 voce per voce e un conto completo su una società da 200.000 euro di ricavi. Le spese una tantum di apertura sono un capitolo a parte, trattato nella guida ai costi e tempi per costituire una società.
Costi di gestione ricorrenti: la tabella per fasce
I costi amministrativi di una SRL già costituita si dividono in due gruppi: quelli fissati per legge, identici per tutte le società, e quelli che crescono con la complessità dell’attività, a partire dal compenso del commercialista.
Le voci fisse sono quattro. La tassa annuale di vidimazione dei libri sociali vale 309,87 euro (516,46 euro se il capitale sociale supera 516.456,90 euro), si versa entro il 16 marzo con F24 ed è dovuta anche da società inattive o in perdita. Il deposito del bilancio in Camera di commercio costa 127,50 euro l’anno: 62,50 euro di diritti di segreteria più 65 euro di imposta di bollo. Il diritto camerale annuale si calcola sul fatturato dell’anno precedente: misura base di 200 euro fino a 100.000 euro di ricavi e aliquote decrescenti oltre, ma con la riduzione del 50% in vigore dal 2017 e, in molte province, la maggiorazione del 20% per i progetti di transizione digitale. In pratica una piccola SRL paga circa 120 euro, una società da un milione di fatturato meno di 200. Restano PEC e firma digitale, che tra casella certificata e rinnovo triennale del dispositivo costano meno di 60 euro l’anno.
La contabilità è la voce più variabile. A una holding statica bastano 1.000-1.800 euro di onorario annuo; una SRL operativa in ordinaria spende di norma 2.500-4.500 euro tra tenuta contabile, dichiarativi e bilancio; con i dipendenti si aggiungono i cedolini (300-500 euro per dipendente l’anno) e la consulenza del lavoro.
| Voce di costo | Micro SRL inattiva o holding | SRL operativa piccola | SRL con dipendenti |
|---|---|---|---|
| Commercialista e contabilità | 1.000-1.800 € | 2.500-4.500 € | 4.000-8.000 € |
| Tassa libri sociali | 309,87 € | 309,87 € | 309,87 € |
| Deposito bilancio | 127,50 € | 127,50 € | 127,50 € |
| Diritto camerale | ~120 € | 120-160 € | 160-700 € |
| PEC e firma digitale | 30-60 € | 30-60 € | 30-60 € |
| Paghe e consulenza lavoro | — | — | 1.000-3.000 € |
| Totale indicativo | 1.600-2.400 € | 3.100-5.200 € | 5.600-12.000 € |
C’è poi un costo che scatta solo oltre certe dimensioni: l’organo di controllo o il revisore legale. L’art. 2477 del Codice civile lo impone quando la SRL è tenuta al bilancio consolidato, controlla una società soggetta a revisione, oppure supera per due esercizi consecutivi anche uno solo di questi limiti: 4 milioni di euro di attivo, 4 milioni di ricavi, 20 dipendenti medi. L’obbligo cessa dopo tre esercizi consecutivi senza superamenti. Il compenso di un revisore unico parte di norma da 3.000-5.000 euro l’anno.
Le imposte: IRES al 24% e IRAP al 3,9%
La SRL è un soggetto IRES: paga il 24% sul reddito d’impresa, cioè sull’utile fiscale determinato a partire dal risultato di bilancio con le variazioni previste dal TUIR. L’aliquota è proporzionale, identica al primo euro e al milionesimo, e senza minimi d’imposta: una SRL in perdita non versa IRES.
Si aggiunge l’IRAP, con aliquota base del 3,9% sul valore della produzione netta, che le Regioni possono ritoccare entro margini di legge. La base IRAP non coincide con l’utile: i compensi degli amministratori inquadrati come collaborazione coordinata e continuativa, con i relativi contributi, non sono deducibili, mentre il costo dei dipendenti a tempo indeterminato si deduce quasi per intero. Una SRL senza dipendenti ma con un compenso amministratore corposo paga quindi un’IRAP più alta di quanto l’utile lascerebbe immaginare.
Se il socio preleva utili, sui dividendi a persone fisiche si applica la ritenuta a titolo d’imposta del 26%. È un costo del socio, non della società, ma pesa quando si confronta la SRL con altre forme: su questo, e sulla scelta tra ordinaria e semplificata, rimandiamo al confronto tra SRL e SRLS, con differenze di costi e convenienza.
Contributi INPS: socio lavoratore, socio di capitale e amministratore
È la parte che genera più equivoci, perché la posizione previdenziale dipende dal ruolo, non dalla qualifica di socio. Il socio di puro capitale, che ha investito ma non lavora nell’azienda, non versa alcun contributo INPS: incassa gli eventuali dividendi e paga solo il 26% su quelli.
Il socio che lavora abitualmente nella società commerciale o artigiana deve invece iscriversi alla gestione INPS artigiani o commercianti. Per il 2026 (circolare INPS n. 14/2026) il minimale di reddito è 18.808 euro, con aliquota del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti: il contributo minimo annuo vale 4.521,36 euro per i primi e 4.611,64 euro per i secondi, dovuto anche a società in pareggio. Sopra il minimale la stessa aliquota si applica alla quota di reddito d’impresa attribuibile al socio in proporzione alla partecipazione, con un punto in più oltre i 56.224 euro. Sono contributi personali del socio, deducibili dal suo IRPEF.
Il compenso dell’amministratore, se deliberato, segue una strada diversa: è assimilato alla collaborazione coordinata e continuativa e sconta i contributi della Gestione separata INPS, per due terzi a carico della società e un terzo trattenuto all’amministratore. Nel 2026 l’aliquota è del 35,03% per chi non ha altra copertura previdenziale e del 24% per chi è già iscritto a un’altra gestione obbligatoria o pensionato: il socio amministratore già iscritto ai commercianti paga quindi l’aliquota ridotta. Il compenso è deducibile dal reddito IRES della società (non dall’IRAP), il che lo rende anche una leva di pianificazione fiscale.
Il conto completo: una SRL da 200.000 euro di ricavi
Il caso concreto: SRL commerciale unipersonale, socio unico che amministra e lavora nell’impresa, nessun dipendente, 200.000 euro di ricavi, 125.000 euro di costi operativi e un compenso da amministratore di 30.000 euro.
- Gestione amministrativa: commercialista 3.500 €, libri sociali 309,87 €, bilancio 127,50 €, diritto camerale ~130 €, PEC e firma ~50 €: circa 4.100 €.
- Contributi sul compenso: Gestione separata al 24% su 30.000 € = 7.200 €, di cui 4.800 € a carico della società.
- Utile ante imposte: 200.000 − 125.000 − 4.100 − 30.000 − 4.800 = 36.100 €.
- IRES: 24% di 36.100 ≈ 8.660 €. IRAP: base ~70.900 € (utile più compenso e contributi, indeducibili IRAP), al 3,9% ≈ 2.770 €.
- Contributi commercianti del socio: 4.611,64 € sul minimale più 24,48% sui 17.292 € eccedenti ≈ 8.850 €.
Totale a carico della società: circa 20.300 euro l’anno tra gestione, contributi e imposte, più 8.850 euro di contributi personali del socio. Il criterio pratico è confrontare questo carico con ciò che la SRL restituisce in responsabilità limitata, accesso al credito e flessibilità nel dosare compenso e dividendi: sotto i 30.000-40.000 euro di utile il vantaggio va verificato con il commercialista, sopra la struttura di solito si ripaga.
Domande frequenti
Quanto costa mantenere una SRL inattiva?
Una SRL inattiva costa circa 1.600-2.400 euro l’anno. Le voci incomprimibili sono la tassa sui libri sociali (309,87 euro), il deposito del bilancio (127,50 euro), il diritto camerale (circa 120 euro), la PEC e un onorario minimo del commercialista per bilancio e dichiarativi, dovuti anche a fatturato zero. Per questo una società senza prospettive operative conviene liquidarla, non lasciarla dormiente.
Il socio di una SRL che non lavora nell’azienda paga contributi INPS?
No, il socio di puro capitale non ha alcun obbligo contributivo verso l’INPS. L’iscrizione alla gestione artigiani o commercianti scatta solo per chi partecipa al lavoro aziendale con abitualità e prevalenza, mentre la Gestione separata riguarda chi percepisce un compenso da amministratore. Chi si limita a conferire capitale paga soltanto il 26% di imposta sui dividendi eventualmente distribuiti.
La tassa di 309,87 euro va pagata anche se la SRL è in perdita?
Sì, la tassa annuale di vidimazione dei libri sociali è dovuta da tutte le società di capitali a prescindere dal risultato d’esercizio, quindi anche in perdita o senza attività. L’importo è forfettario: 309,87 euro con capitale sociale fino a 516.456,90 euro, 516,46 euro oltre. Si versa entro il 16 marzo di ogni anno con modello F24, codice tributo 7085.
Quando una SRL deve nominare il revisore o l’organo di controllo?
L’obbligo scatta, ex art. 2477 del Codice civile, quando la SRL supera per due esercizi consecutivi almeno uno di questi limiti: 4 milioni di euro di attivo patrimoniale, 4 milioni di ricavi o 20 dipendenti medi. Vale anche per chi redige il consolidato o controlla società soggette a revisione. L’obbligo cessa dopo tre esercizi consecutivi senza superamenti.
Una SRL unipersonale costa di più di una SRL con più soci?
No, i costi annui di gestione sono identici: tassa sui libri sociali, diritto camerale, deposito del bilancio e contabilità non cambiano con il numero dei soci. L’unica differenza storica, il versamento integrale del capitale alla costituzione, riguarda la fase di avvio. Sul fronte contributivo, anzi, l’unico socio lavoratore concentra su di sé l’intero reddito d’impresa ai fini INPS.